domenica 30 marzo 2014

BELLEZZA IN BICICLETTA

Fonte: qui

Posso dire di conoscere uno dei pionieri, degli avanguardisti, dei temerari che già più di dieci anni fa solcavano le colline, sfidavano i saliscendi e duellavano con la calçada a bordo di un fido destriero a due ruote: il mio amico Paulo. Nei primi anni Duemila lui era uno dei pochissimi (o l'unico?) in città a zigzagare impavido tra le macchine mentre io gli dicevo, come una tata apprensiva, “cuidado, menino!”.

Oltre dieci anni dopo, l'uso della bicicletta è diventato così diffuso in città che anche Jorge, il vecchio proprietario della mia casa, va in giro con una due ruote (elettrica, però, e la sua panza ne è un'eloquente testimonianza). Perché ormai andare in bici a Lisbona è cool. Certo siamo lontani anni luce dai numeri di Amsterdam o di Copenhagen, visto che solo un lisboeta su cento va al lavoro in bicicletta e in città non c'è ancora un servizio di bike sharing. Del resto Lisbona è pur sempre una città di ripide colline foderate di insidiosa calçada, scivolosa anche quando non piove e che richiede buone ammortizzazioni non solo alla bicicletta ma anche alle articolazioni di chi la porta – oltre a testicoli di ferro, nel caso degli uomini. Però la “critical mass” si vede anche qui.

Infatti se si escludono i quartieri del centro, quelli che conosciamo tutti, la città è ragionevolmente pedalabile: la zona rivierasca, tutta l'area delle Avenidas Novas, fin oltre Alvalade, Roma e Lumiar, nonché la zona di Benfica, di Sete Rios, di Telheiras, del Parque das Nações e altre aree che stanno a Lisbona come il Prenestino sta a Roma, sono abbastanza pianeggianti e con un fondo stradale tutto sommato buono (niente a che vedere con le voragini delle strade romane, per intenderci). Tuttavia non c'è ancora stata una vera rivoluzione a favore delle biciclette, che favorisca cioè il trasporto ibrido bici+mezzi pubblici, ma soprattutto che preveda la costruzione di piste ciclabili, di piste ciclabili e, ça va sans dire, di piste ciclabili.

Qualcosa però è stato fatto: quel gran paraculo del sindaco António Costa, che governa la città molto bene (e infatti è stato confermato con una maggioranza assoluta alle ultime elezioni comunali del settembre scorso, e anch'io l'avrei votato se risiedessi a Lisbona), ha inaugurato un annetto e mezzo fa il corredor verde de Monsanto, ambizioso progetto nato trent'anni fa nella testa del visionario architetto Ribeiro Telles, eminente paesaggista che ora può anche tirare le cuoia serenamente -ma noi non glielo auguriamo, beninteso- avendo visto il suo sogno realizzato. Si tratta di un'enorme pista ciclopedonale che attraversa la città dal parque Eduardo VII fino al Parque Florestal de Monsanto senza mai confluire in una strada motorizzata. Non è molto ma è già qualcosa.

Ma anche l'iniziativa imprenditoriale privata sta andando in questa direzione: tra l'offerta della città spiccano il Velocité Café, in avenida Duque d'Ávila, bar-officina molto di moda dove ti fanno lo sconto se ti presenti in bicicletta, il Bike.POP, un posto di riparazione pubblica strategicamente inserito all'Intendente, area ormai frequentata principalmente da hipster, e infine il Build My Bike, in rua da Boavista, praticamente al Conde Barão, negozio e officina per cavalieri e amazzoni delle due ruote. Quindi ora, se vuoi la bicicletta, puoi pedalare eccome!

4 commenti:

  1. noooo avevo scritto un commento lunghissimo e blogger se l'e' mangiato :(
    in due parole dicevo che le piste ciclabili in citta', escludendo Monsanto, giungono gia' a quota 40 Km (dati disponibili online) che non e' poco; ovviamente il centro storico (le famose 7 colline) non ha lo spazio sufficiente per accoglierle...poi dicevo che il bike sharing si aprira' ad Aprile tra Expo e Guincho, e che la Carris prevede gia' trasporto bici su alcune linee.
    con l'avvento del bike sharing secondo me andra' sempre meglio!

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    1. In effetti avevo letto anch'io dei 40 km, ma se per pista ciclabile intendono il lungotago o cose del genere non ci siamo. Voglio dire, per me -e anche per chi le richiede- le piste ciclabili sono quelle che ho visto in Inghilterra o in Danimarca (con semafori e corsie ad hoc). Comunque sì, andrà sempre meglio.

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    1. Vivo con un piede a Roma e l'altro a Lisbona.

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