martedì 23 dicembre 2014

IL GALLO DEL PORTOGALLO



Una volta, commentando su Facebook un post di un mio ex collega che motteggiava sull'immagine di un gallo ritratto sulla copertina di una guida del Portogallo, feci notare che l'accostamento tra il suddetto pennuto e la suddetta nazione non è così ovvio, cioè che il Portogallo non si chiama così per via del gallo. Qualche demente fece un commento da demente (“Ah sì? E allora perché si chiamerebbe Portogallo?”).

Molti dementi digiuni di etimologia ignorano che l'assonanza tra gallo e Portogallo, peraltro limitata alla lingua italiana e a poche altre, è solo fortuita. Se così non fosse, a sentire la loro logica illogica, dovrebbero desumere anche che il Perù e la Turchia hanno delle parentele con il tacchino (che in portoghese si dice peru e in inglese turkey). Niente galli quindi: il nome della nazione deriva da Portucale, antico nome della città di Oporto (o Porto, sempre con l'articolo), che secondo la mia prof significherebbe “porto della calce” (cal), ma che invece, secondo ricerche wikipediane, potrebbe riferirsi al greco καλός (bello) oppure, più probabilmente, al popolo dei Galleci, che vivevano alla foce del Douro. Dalla radice -cal derivano anche i nomi della Galizia e della città che fronteggia o Porto, cioè Vila Nova de Gaia. Come puoi vedere, di galli (e men che meno di Galli, quelli di Asterix) nemmeno l'ombra.

Ma allora -si chiederà il demente italiano, che a questo punto comincia ad avere dubbi sull'attendibilità delle proprie asserzioni- perché in Portogallo si vedono dappertutto souvenir a forma di galletti neri decorati come quello della copertina della guida turistica? Perché -rispondo io al demente- oltre a conoscere l'etimologia delle parole devi conoscere anche le tradizioni popolari, la mitologia, insomma l'immaginario collettivo di un popolo. Il galletto in questione infatti non è un omaggio al presunto gallo del Portogallo, ma si riferisce alla leggenda del gallo di Barcelos.

Barcelos è una città nemmeno tanto piccola del Norte (Nord) che, come mito vuole, fu teatro di un miracolo. Nella notte dei tempi vi si consumò un crimine e, dal momento che all'epoca non c'erano Vespa e la d'Urso a risolvere i casi di cronaca nera, indagini raffazzonate individuarono il responsabile in un ignaro pellegrino galiziano diretto a Santiago di Compostela. Condannato immantinente alla forca, egli si dichiarò innocente e chiese un'udienza col giudice che l'aveva mandato a fare la fine del caciocavallo. Incontratolo mentre questi era impegnato in un banchetto e avendo scorto tra le vivande un gallo arrosto, il galiziano ribadì la sua estraneità al delitto dicendo: “Come è certo che sono innocente, così è certo che questo gallo arrosto canterà quando io sarò impiccato”. Detto, fatto: appena il condannato salì sul patibolo, il tale galletto arrosto cominciò a fare chicchirichì (o meglio cocorocò, in portoghese) e, tra la meraviglia generale, si gridò al miracolo e l'esecuzione fu interrotta.

Il galletto di Barcelos è diventato un simbolo del Portogallo al pari degli azulejos, della calçada, del baccalà e della sardina. Lo puoi trovare negli orribili negozi di souvenir sotto forma di tappo di bottiglia o riprodotto su canovacci o grembiuli da cucina, ma anche come soprammobile kitsch nei negozietti di design, nonché sulle copertine delle guide turistiche a uso e consumo di dementi che penseranno con invidiabile sicumera che il Portogallo si chiama così per via di un non meglio identificato gallo. 

15 commenti:

  1. Sono appena tornato a Lisbona e mi è piaciuta molto.. Complimenti per il blog...

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  2. Ecco finalmente la risposta che cercavo!interessante la storia !!! Grazie per averla data !!

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  3. Da quando porsi delle domande come "E allora perché si chiamerebbe Portogallo?" o "perché in Portogallo si vedono dappertutto souvenir a forma di galletti neri decorati come quello della copertina della guida turistica?" sarebbe da dementi?
    Prima di conoscere l'etimologia è più probabile che uno si ponga la domanda.
    Finendo per trovare le risposte in un blog come questo.
    Complimenti per la spocchia.

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    1. Grazie, anonimo. In effetti sono molto orgoglioso della mia spocchia.

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    2. Grazie per le sapienti spiegazioni,io avrei immaginato che il nome Portogallo si riferisse all'arancia.Dato che sia in greco moderno che nel dialetto napoletano,detto agrume si chiama portocala e portowal.L'accostamento al gallo,sono d'accordo,non c'entra.Sono rientrato da Lisbona il 24.08.2015 ed anch'io ho notato una marea di souvenir di questo galletto nero.

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  4. Complimenti per il linguaggio! il 95% dei blog che girano su Facebook usano un pessimo italiano e sono tempestati di "orrori" grammaticali! Non sono italiana ma adoro la vostra lingua quando usata di dovere e sopratutto col rispetto che si merita!

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    1. Grazie mille, Camelia.
      I tuoi complimenti valgono il doppio, visto che, pur non essendo italiana, apprezzi l'italiano corretto ;-)

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  5. Complimenti per la corretta redazione acerca del gallo de Barcelos,Città nella qualle sono nato.Infatti è la terra della ceramica artigianale e il gallo é il nostro simbolo da sempre.

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  6. Potete leggere la storia da (lenda del gallo de Barcelos) facilmente trovabile nel web.

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  7. Niente a che vedere con i frutti? Le arance si chiamano portocalos in greco e altre lingue antiche..

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    1. No, Rosa, niente a che vedere con i frutti: o meglio, i frutti si chiamano così per via del Portogallo e non il contrario. Comunque Lisbon storie ha già parlato anche di questo: http://lisbonstorie.blogspot.it/2013/11/il-tempo-delle-arance.html

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  8. in Piemonte l'arancia si chiama"purtigal" . Il galletto lo presi a Lisbona, non sarà il massimo ma è simpatico, e volenti o nolenti fa parte della storia del Portogallo, Ciao Daniele

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