mercoledì 5 dicembre 2012

UN PREGO, GRAZIE


Fonte: qui

Confesso, non l’ho mai mangiato. Ma dev’essere buono, se conta adepti che discettano della tenerezza della fettina di lombo e del tipo di pane, cavillano sulla cottura e sul tipo di condimento, filosofeggiano sull’opportunità di aggiungerci il burro, lo strutto o la margarina. Cos’è? È il prego.

Non è un sandwich, non è un hamburger, non è –soprattutto, a dispetto delle apparenze- un banalissimo panino con la fettina. Prego in portoghese vuol dire chiodo. Ritengo evidente e lampante che questa istituzione dello street-food portoghese, approdato ormai da anni anche sulle tavole più blasonate, si chiami così perché la sua preparazione prevede che si utilizzi un martello da cucina. La violenza va fatta sulla fettina di lombo di vitella che va appunto machucada col martello fino a renderla tenera, tenera e adeguata alla preparazione del piatto e quindi ai denti che dovranno sobbarcarsi l’onore e l’onere di addentarla.

La ricetta tradizionale è semplicissima: prevede un soffritto di olio, aglio, alloro e un’idea di burro (o margarina o strutto) di cui si imbeverà la fettinella di carne e le due fette di pane, che può essere di qualunque tipo, leggermente e previamente abbrustolito. Poi ci sono le versioni “arricchite”, con mostarda o con formaggio, e quelle sperimentali, che naturalmente costano di più.

Popolarissima come pausa pranzo tra i lavoratori più umili, è tornata in auge fra i trend setter che ne consumano in gran quantità nei ristoranti più à la page. Spesso nella versione no prato (nel piatto), arricchita di patatine e con un uovo estrelado (stellato), cioè a occhio di bue. Il bello del prego dunque è che è democratico e onnipresente: lo troverai nella bettola più malfamata come nel ristorante con tre stelle Michelin, nella chiassosa birreria di Benfica come nel bistrot radical-chic del Chiado. E al variare dell’ambiente circostante, varia il prezzo: dai 3 euro e rotti di Ramiro, nella meticcia avenida Almirante Reis, ai 21 euro del ristorante dell’hotel Ritz. Per tutte le tasche e per tutte le bocche.

Se poi al lombo di vitella preferisci la versione con fettina di maiale, c’è anche quella. In quel caso però non ti accingerai più a mangiare un prego ma una tenera, succulenta bifana. C’è differenza, non scherziamo!

4 commenti:

  1. Graziano, vivere a Lisbona e non aver mai mangiato "um prego com alho" é imperdonabile.
    E però le catedrali del prego le conosci: Ramiro, la chiassosa birreria di Benfica...
    Dai: un prego e uma caneca e poi muorire!
    Abraço e complimenti per il blog !

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    1. Hai ragione, Rodrigo, devo assolutamente rimediare. Poi ti dirò.

      Abraço anche a te e obrigado per i complimenti :-)

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  2. A me è piaciuta tanto la bifana!. Si vede proprio che sono una romana di bocca buona!

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    1. Chapeau! Difficilmente i non lisboeti si avventurano in queste esplorazioni gastronomiche. Di solito di fermano al baccalà e al pastel de nata.

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