domenica 3 marzo 2013

INDIRIZZO PORTOGHESE




Quando ero piccolo e vivevo nel paesino abruzzese in cui nacqui, sulle cartoline che ricevevo da mia nonna spesso comparivano solo nome e cognome mio e di mio fratello, e poi direttamente il CAP e il paese, senza indirizzo. E arrivavano! Ecco, a Lisbona non sarebbero mai arrivate. Non per gli ovvi motivi che starai immaginando, ma per altri.

Ti spiego meglio. Quando inviai una lettera a Paulo (le email già esistevano da un po’ ma una lettera è sempre una lettera) mi premurai di copiare scrupolosamente l’indirizzo che mi aveva frettolosamente prescritto ma, non riconoscendo una F (che mi sembrava un + sormontato da un -), la tralasciai. Dopo un paio di settimane la lettera mi tornò indietro. Non immaginavo ancora che qui gli indirizzi sono una cosa molto seria e basta una lettera (d’alfabeto) fuori posto per far tornare la lettera (missiva) direttamente al mittente. Nel caso specifico, l’indirizzo di cui sopra era: rua quel che è, numero civico, R/C (rés-do-chão, cioè piano terra), F (frente, cioè di fronte). Tu dirai: va be’, il postino vede il nome del destinatario e infila la lettera nella cassetta corrispondente. Lo dicevo pure io, ma non sapevo che in Portogallo i nomi non compaiono mai né sulle cassette della posta, né sui citofoni, né sui campanelli delle porte. Anonimato puro. Ecco perché è di fondamentale importanza trascrivere scrupolosamente tutte le lettere e tutti i numeri dell’indirizzo.

Mi sono sempre chiesto il perché di questa rigida riservatezza sui portoni portoghesi. Forse è un retaggio del fascismo, quando non c’era bisogno di leggere i nomi sulle porte perché la Pide già sapeva chi ci abitava dietro (ipotizzo a caso, non prendermi sul serio). Fatto sta che qui non succede come sui pannelli del citofono dei condomini italiani, dove regna una selva di nomi e di pecette scritte a mano o al computer o a macchina (a macchina!). C’è solo una sobria placca con dei sobri pulsanti accompagnati da un sobrio numero e, non sempre, una lettera.

Quindi, tornando alla teoria degli indirizzi portoghesi: prima di tutto va scritta la via col numero civico, come è ovvio. Poi il piano. Che può essere r/c, 1°, 2° e così via. Se su ogni piano ci sono più appartamenti allora si procede con destra-sinistra (D = direita: E = esquerda). E se ce ne sono tre? C’è appunto la famigerata F (= frente). E se ne sono più di tre? Nella mia esperienza: non pervenuto.

Ad esempio:
Manuel Oliveira de Carvalho
rua do Telhal, 35 2°D
1150-346 Lisboa

Naturalmente la corretta combinazione non è indispensabile solo per il postino, ma anche per te che devi andare a trovare i tuoi amici. Per esempio, benché io sia andato a cena da Teresa decine di volte, non riesco proprio a ricordare se devo citofonare a 2°D o 2°E. Mi tocca sempre fare uno squillo e dire: “Sono al portone, mi apri?”. Quindi, gira e rigira, la domanda è sempre quella: ma prima, senza cellulari, come si faceva?

4 commenti:

  1. Graziano, mi sa che solo in Italia i nomi sono esposti su campanelli e citofoni! Quanto a D, E e F... non ci ho mai capito nulla... alla fine ci ho rinunciato e usavo pure io la tattica del cellulare o quella di suonare a casaccio (1, 2, X?) sperando di imbroccarla al primo colpo! :)

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  2. Ci sono molti pianerottoli che hanno, ad esempio, 4 appartamenti. Ecco perché c'è il bisogno di distinguerli con le lettere dell'alfabeto.
    Normalmente se ci sono solo 2 appartamenti essi vengono distinti con Esq. (esquerdo - sinistra) e Direito (destra).
    Complimenti per il blog.

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    1. Grazie per la puntualizzazione. E soprattutto per i complimenti :-)

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