giovedì 26 luglio 2012

CAPARICA, L’OCEANO DELLE DELIZIE

Fonte: qui

Costa da Caparica. Per me venire qui è come fare una gita. In genere a Lisbona mi muovo coi mezzi pubblici, quindi il viaggio per questa sconfinata spiaggia di oltre dieci chilometri e larga più di un centinaio di metri, benché duri in tutto più di un’ora, è sempre una gioia per gli occhi e per l’umore.

Metro fino a Praça de Espanha, da lì un autobus, passando per lo scenografico ponte XXV de Abril, arriva in poco più di venti minuti nella repellente cittadina costiera di Caparica, una specie di Torvajanica uscita male. Dopodiché, ignorando i lidi a ridosso dei palazzi, frequentati da moltitudini di coatti da cui stare alla larga, si prende il trenino a cremagliera dalle sembianze infantili che ogni mezz’ora percorre nove chilometri di costa per lasciar scendere nella sua ventina di fermate le varie tipologie di turisti.

Le prime fermate sono appannaggio delle famigliole con figliolanza, poi man mano che si procede scendono persone alla ricerca di un grado di tranquillità sempre maggiore, fino ad arrivare alla spiaggia 19, quella in cui vado anch’io, molto frequentata da gay e naturisti e soprattutto selvaggia e senza nemmeno l’eco di uno stabilimento balneare. Oltre c’è solo la spiaggia di Fonte da Telha, verso la quale non mi sono mai avventurato ma che pare sia l’ideale per mangiare pesce appena pescato nelle due o tre bettole a pelo d’acqua.

La giornata passa così tra bagni di sole, silenzio, il vento a volte benevolo a volte no, tuffi in oceano, se le onde lo permettono. Ribadisco infatti che quando ci si bagna da queste parti bisogna prestare la massima attenzione alla forza delle onde e alla temperatura dell’acqua: troppe volte, soprattutto nelle prime domeniche della stagione estiva, ho letto di morti affogati o congestionati su queste spiagge.

Quando ormai la pelle e i capelli sono riarsi dal sole e dalla salsedine e il girovita si è assottigliato perché come dice il mio dottore l’aria di mare accelera il metabolismo epiteliale, quindi figuriamoci quella d’oceano, arriva il momento più bello della giornata: il ritorno. Sono le sette e mezza di sera, il sole si avvia al tramonto e ce l’ho di fronte, proprio a nord-ovest. Arriva l’ultimo trenino ormai semivuoto che raccatta gli ultimi bagnanti arruffati e man mano che procede tra le dune ti offre lo stesso spettacolo della mattina ma sotto una luce diversa e senza gli echi della pur sparuta folla. La spiaggia chilometrica è vuota, affollata solo da stormi di gabbiani che si danno convegno sul bagnasciuga. Più avanti altri stormi galleggiano nell’aria: decine di kitesurfer punteggiano il cielo coi loro aggeggi colorati e baluginano sotto la luce obliqua del tramonto. E anche le vecchie casette di legno, quelle modeste ma romantiche costruzioni color pastello dei pescatori che si susseguono man mano che ci si avvicina alla città e che adesso ospitano turisti dai modi spartani, sembrano invitarti a trovare refrigerio tra le sue fragili pareti.

Infine, quando sono già sull’autobus per Lisbona, arriva il momento clou, quello sul ponte: a sinistra l’oceano, a destra la città, dappertutto il blu e l’arancio del tramonto.

7 commenti:

  1. Che meraviglia, mi sembra di essere tornata lì col tuo racconto!

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    1. Nel senso che ci sei già stata, suppongo :-)

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  3. anche io salto a piè pari i lidi a ridosso dei palazzi, ma il bagno in quelle gelide acque proprio non riesco a farlo!
    eh sì, lo spettacolo al ritorno sul ponte bisogna goderselo!

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    1. Dimmi dove non sono gelide le acque in Portogallo (forse solo in Algarve) :-)

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    2. Sono stata nel parque del sudoeste alentejano/ costa vicentina (ma sempre Alentejo) e sono persino risucita a bagnarmi...miracolo!!

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