Parigi è circondata dalla banlieue,
Londra dalla Greater London, Roma dalla terra dei burini, Lisbona dalla Grande
Lisboa. Hai già capito dove voglio andare a parare, vero?
In uno dei miei ultimi voli
Lisbona-Roma mi sono ritrovato accerchiato da una comitiva di pellegrini, per
lo più signore di una certa età capitanate da un prete, che erano stati a Fátima
e dintorni. Ho quindi innalzato la mia barriera protettiva invisibile, più
spessa di quella che allestisco di solito, per evitare qualunque interconnessione
con le due signore del gruppo che avevo oltre i miei gomiti. Però la barriera è
crollata quando, mangiando i tocchetti di mela del cestino dello spuntino
gentilmente offerto dalla TAP, la signora alla mia sinistra ha chiesto con tono
contrariato a quella alla mia destra: “Ma che razza di mele sono queste?”. Non
ho potuto fare a meno di intromettermi.
In quinta elementare avrai
sicuramente studiato che la Russia è attraversata da undici fusi orari e gli
Stati Uniti da sei. Inoltre negli anni, praticando un po’ di geografia, a
occhio e croce ti è parso che in Europa un fuso orario racchiuda in media una
manciata di stati e staterelli. Quindi, se tanto ti dà tanto, dovrebbe essere
ovvio che una nazione piccola come il Portogallo sia compresa tutta in un unico
fuso orario. E invece…
Se bighellonando
per Graça ti vien voglia di svariare e di aggiungere altri motivi di diletto ai
miradouros, ai giardini e ai pastéis de nata, sappi che il quartiere nasconde
due gemme architettoniche che sicuramente non conosci. Ma sei perdonato:
nemmeno molti lisboetas le conoscono. Sono una sorta di Garbatelle in miniatura
che… Aspetta, sto correndo troppo. Certe cose vanno fatte con calma.
Chissà quante volte l’avrai ballato
senza rendertene conto. Io l’ho sentito la prima volta a Roma in una notte dell’estate 2011. Ero al semaforo all’imbocco della Marco Polo e un’altra
smart inchioda accanto alla mia: al volante una coatta di una ventina d'anni,
truccata e pettinata come Lady Gaga, fuma e si specchia ascoltando un’inascoltabile
musica ad alto volume e, cantando il ritornello della canzone (“oy oy oy – oy
oy oy oy”), agita un braccio a mo' di lazo. Appena scatta il verde, butta la
cicca e sgasa. Il mio primo pensiero? La speranza che si spiaccicasse come un
insetto contro qualcosa: il rovello che un simile essere vivente potesse aggirarsi
nel mio stesso sistema solare m’inquietava oltremisura.
Hai presente l’orco, il lupo e il Mangiafuoco? Ti hanno sempre detto
che sono cattivissimi ed è meglio starne alla larga, e allora tu ci credi e fai
altro anziché andarteli a cercare (insieme ai guai). Così ho fatto io
negli anni passati nei confronti del largo do Intendente, incastonato tra la
Mouraria e l’avenida Almirante Reis. Poi però ci sono capitato per caso…
La prima volta che soggiornai per
un lunghissimo periodo a Lisbona, dieci anni fa o poco più, non parlavo ancora
portoghese e perciò comunicavo con tutti in inglese. Così facevo con Eduarda,
che si sforzava di farsi capire nonostante le sue limitate conoscenze della
lingua di Shakespeare. Mi ricordo che un giorno, a Belém, mi biascicò un
episodio storico di cui capii soltanto le parole: strage, sangue, terreno,
sale. Come un moribondo in un film horror. Anni dopo ho capito.
Confesso, non l’ho mai mangiato. Ma
dev’essere buono, se conta adepti che discettano della tenerezza della fettina
di lombo e del tipo di pane, cavillano sulla cottura e sul tipo di condimento, filosofeggiano
sull’opportunità di aggiungerci il burro, lo strutto o la margarina. Cos’è? È il
prego.
Ultima puntata di questo piccolo excursus
dedicato a chi si muove su una sedia a rotelle o ha difficoltà a camminare.
Come hai visto negli altri due post, i quartieri più interessanti fuori dal
centro sono facilmente fruibili e non pongono particolari problemi di
accessibilità. Però anche il centro storico, sebbene oggettivamente un po’
insidioso, può essere visitato e goduto quasi nella sua interezza. C’è solo
bisogno di un po’ più di “forza motrice” e di qualche piccola deviazione.
Hai scaldato i motori (se la sedia a rotelle è a
motore)? Hai scaldato i muscoli (se ti spinge un/a accompagnatore/trice)? Siete
pronti? Siete caldi? Ànch’io. Bene, allora partiamo alla scoperta della Lisbona
accessibile. Ti porterò balzellon balzelloni nei posti più pianeggianti e
attrezzati per ospitare anche il tuo mezzo di locomozione personale.